Giro 103, vittoria di tutti


Non è stato facile, ma il Giro d'Italia ce l'ha fatta. Più forte di gufi, covid, polemiche, addii inspiegabili e affrettati e più forte del maltempo. Da Monreale a Milano sono state tre settimane intrise di colpi di scena, compreso il gran finale in piazza del Duomo. Doveva essere il Giro di Thomas e Nibali, di Pozzovivo e Fuglsang, di Yates e Kruijswik, di Majka e di Kelderman. Quest'ultimo è l'unico della truppa che, almeno, è arrivato sul podio (il primo in carriera in un grande giro), pur avendo buttato via un'enorme opportunità. Alla fine è stato il Giro di nuovi giovani, gli ennesimi di questa nuova ondata internazionale (benedetto ciclismo!). Ci siamo commossi ed emozionati vedendo "Goganga" vincitore, ma anche ammirando le doti e la fraschezza di Hindley e la capacità di combattere di Almeida. Nell'ordine, questi tre, all'anagrafe recitano 25, 24 e 22 anni. Sommiamoli a Bernal, Pogacar, Evenepoel (ah già, in teoria sarebbe dovuto essere anche il suo giro), Van Aert, Van der Poel, Pidcock, Sosa, Higuita e compagnia bella e rendiamoci conto che per il prossimo quinquennio siamo a cavallo. Non male.  

E i "vecchietti"? Forse qualcuno si era illuso per troppo tifo (e quindi per troppo amore), ma Nibali si sapeva che avrebbe avuto poche chance di vittoria. Forse era più legittimo pensare a chance di podio. Idem per Fuglsang: tanta ambizione ok, ma se in carriera non hai mai ottenuto una top 5 in un grande Giro forse un po' di motivi ci saranno. L'Italia si è comunque salvata alla grande: il poker di successi personali di Filippo Ganna parla da solo, ma non dobbiamo dimenticare i due acuti vincenti di Ulissi e il lavoro degli altri. Fabbro benissimo per almeno due settimane, Ballerini e Masnada (nono alla fine!) sontuosi al sevizio di Almeida, Vendrame sempre attivo. Senza trascurare faticatori e gregari di lusso come Capecchi e Puccio. Una menzione a parte la merita Domenico Pozzovivo: pur ripieno di viti e bulloni al suo interno, ha portato a conclusione il suo Giro. Con onore e con un undicesimo posto che vale quasi come un podio. Stoico.

Il Giro ha vinto e ha vinto Rcs-Sport, soprattutto nelle persone di Paolo Bellino e Mauro Vegni, che non a caso ha detto di aver perso dieci anni di vita dopo aver concluso questa edizione così complessa. Non siamo il Tour e forse mai lo saremo, ma il Giro ha una splendida anima, una forza misteriosa nel suo dna. E può contare su un territorio che non ha paragoni. Dobbiamo essere orgogliosi. Abbiamo vinto tutti, noi tifosi del ciclismo. Grazie Giro.

Commenti

  1. Analisi perfetta e condivisibile in toto...anche da parte di noi tifosi, speranzosi, ancora nostalgicamente innamorati del "vecchietto" Nibali, esempio di serietà e impegno...ma anche di grande onestà nell'ammettere semplicemente di non reggere il ritmo di chi andava più forte! aggiungo solo che il Giro non sarebbe lo stesso Giro senza i suoi commentatori! grazie a Luca e Magro!

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  2. È vero, ormai largo ai giovani
    Rincuora il poker di Pippo Ganna e i due sprint vincenti di Ulissi
    quanto allo Squalo, non è solo tifo e affetto.....
    Grazie Luca e Magro per averci accompagnati in sei settimane (Tour e Giro) davvero molto speciali

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