Kobe, il mio idolo col sorriso

Maldive. Viaggio di nozze. 17 giugno 2010. Il regalo di Kobe Bryant per il mio matrimonio. Gara-7 delle Finals Nba contro i Boston Celtics. Vittoria allo Staples e titolo. Il quinto e ultimo nella carriera del Mamba. Non poteva che arrivare alla settima partita e contro i rivali più odiati di sempre. Ricordo la tensione e poi la gioia mentre guardavo la partita in camera da letto. Fantastico. Scelgo questa come cartolina di ricordo di Kobe. Io ho vissuto in pieno la generazione Bryant. Sono diventato tifoso dei Lakers grazie a Magic, ma è stato Kobe che mi ha fatto diventare il sangue gialloviola. Avevo quasi 19 anni quando arrivò il primo dei tre titoli consecutivi (2000-2002). Nel pieno della mia adolescenza. Quando tutte le emozioni sono in tempesta. Quando lo sport ti totalizza e ti coinvolge. Se ti fai coinvolgere. A ridosso dei vent'anni ho avuto la fortuna di vivere il periodo d'oro di Marco Pantani, Kobe Bryant e Alex Del Piero. Potevo chiedere di meglio?

Ma Kobe è stato sempre una spanna sopra. Per il sottoscritto, che è sempre stato un cultore dell'allenamento e della passione che devi mettere soprattutto lì per poi raggiungere i tuoi traguardi, la dedizione di Bryant ha rappresentato sempre un faro. Sono rimasto incantato, anni dopo, dalla biografia di quasi 600 pagine che analizzava per filo e per segno la vita di Kobe. 20 anni di Lakers. Un solco profondo, forse irripetibile per chiunque. Bryant si è evoluto come uomo e come sportivo. Intelligente e leader, esigente e meticoloso. Fisso sull'obiettivo. Ha combattuto e giocato nonostante infortuni che avrebbero messo ko qualsiasi comune mortale. Ha superato il processo di Denver e poi è tornato a dominare. La sua vita è stata completa e, per certi versi, ha completato la sua missione. Nel basket ha fatto tutto quello che doveva fare. Nella vita privata ha dato alla luce 4 bimbe e negli ultimi anni è riuscito a dedicarsi pienamente a loro. Si è impegnato per gli altri e per i ragazzi del domani. E' stato fonte di ispirazione per migliaia di ragazzi in tutti gli angoli del pianeta. Perchè Kobe è stato un esempio positivo. Con quel sorriso capace di contagiarti a metri di distanza. Questa morte anticipata sul previsto lo introduce nell'olimpo dei miti dello sport, conferendogli un che di ancora più magico. Il mondo lo ha celebrato. Qualcuno, come sempre, ci ha anche marciato sopra (ma lasciamo stare). In Italia, come sempre, siamo riusciti a fare la figura dei cioccolatai, visto che la Gazzetta dello Sport è stato l'unico quotidiano sportivo europeo (rispetto ad esempio a Marca o a l'Equipe) che non ha dedicato interamente la prima pagina al campione dei Lakers.

Non sono riuscito a vederlo dal vivo, ma posso dire di aver fatto decine e decine di highlights raccontando le sue gesta prima a Sportitalia e poi a Infront. Ne vado fiero. Orgoglioso. Felice.
Se avessi potuto fare lo sportivo di alto livello sarei voluto essere lui. Senza ombra di dubbio. Per quello che ha scritto su un parquet e per il lascito complessivo come uomo.

Ciao Kobe, il mio idolo col sorriso...

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