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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2020

Kobe, il mio idolo col sorriso

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Maldive. Viaggio di nozze. 17 giugno 2010. Il regalo di Kobe Bryant per il mio matrimonio. Gara-7 delle Finals Nba contro i Boston Celtics. Vittoria allo Staples e titolo. Il quinto e ultimo nella carriera del Mamba. Non poteva che arrivare alla settima partita e contro i rivali più odiati di sempre. Ricordo la tensione e poi la gioia mentre guardavo la partita in camera da letto. Fantastico. Scelgo questa come cartolina di ricordo di Kobe. Io ho vissuto in pieno la generazione Bryant . Sono diventato tifoso dei Lakers grazie a Magic, ma è stato Kobe che mi ha fatto diventare il sangue gialloviola. Avevo quasi 19 anni quando arrivò il primo dei tre titoli consecutivi (2000-2002). Nel pieno della mia adolescenza. Quando tutte le emozioni sono in tempesta. Quando lo sport ti totalizza e ti coinvolge. Se ti fai coinvolgere. A ridosso dei vent'anni ho avuto la fortuna di vivere il periodo d'oro di Marco Pantani, Kobe Bryant e Alex Del Piero. Potevo chiedere di meglio? Ma Kobe

Roglic: "I corridori non amano i media". Poveri noi...

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Questa mattina mi sono imbattuto in questa frase di Roglic rilasciata a Ciclo21: "Onestamente i corridori vogliono avere il minimo contatto possibile con la stampa e i media". Ve lo dico sinceramente: questa è una cosa che mi fa incazzare di brutto. Ma non vale solo per Roglic e per il ciclismo. Vale per tutti gli sportivi di alto livello. L'errore di base che tutti fanno (ivi comprese le società sportive), e onestamente non capisco come non se ne rendano conto, è che senza la cassa di risonanza di tv, giornali, riviste e oggi web gli sportivi non sarebbero nessuno. Immaginate, nel mondo globale e digitalizzato in cui viviamo, un Giro d'Italia o un Tour de France senza immagini tv o senza giornali o siti che ne diano notizia. E idem per altre gare dello stesso livello. Spiegatemi come potrebbero diventare dei personaggi Bernal, Sagan, Froome, Evenepoel e tutti gli altri. Non a caso, poi, gli sponsor del ciclismo investono in questo sport proprio perchè hanno una vi

Metti una sera a Santa Croce

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Io e Magro siamo stati protagonisti di un "esperimento". Così almeno ha voluto definirlo il nostro Daniel Guidi, brioso e simpatico conduttore della serata al Teatro Verdi di Santa Croce (un vero gioiellino). In occasione del 75esimo compleanno dell'Unione Ciclistica Santa Croce il pretesto era la presentazione del nostro libro, ma in realtà il tutto si è trasformato in una splendida serata di ciclismo, con ricordi, personaggi e divertimento. Insieme a Riccardo ci siamo trovati a parlare con Paolo Bettini (che ci ha regalato una chicca rivivendo il Mondiale di Madrid), Francesco Casagrande, Massimiliano Mori, il mitico Franco Vita (factotum della nazionale per diverse decadi) e una donna da record come Edit Pucinskaite, l'unica capace di vincere Giro, Tour e Mondiale a livello femminile. Insomma, un mix di emozioni e risate a cui ha partecipato con gioia tutto il teatro. Sul palco sono saliti anche i ragazzini della società, che ovviamente non sapevano nemmeno chi

Pantani, Marco, il Pirata...

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Accerchiato da giornali, radio e siti internet che in questi giorni ci hanno ricordato come Marco Pantani oggi, 13 gennaio 2020, avrebbe potuto compiere 50 anni, alla fine ho ceduto pure io nello scrivere due righe sul Panta. Onestamente, pur provando un amore viscerale nei confronti del pirata , negli ultimi anni mi ha dato parecchio fastidio tutta questa ossessione sulla ricerca della verità in quel fatidico 14 febbraio. Capisco Tonina e Paolo, meno chi ci marcia e ci ricama attorno. Lasciamo in pace l'anima di Marco. Ci cambierebbe davvero la vita sapere se si è ucciso o se l'hanno ucciso? Pure io nutro dei dubbi e propendo più per la seconda ipotesi che per la prima, ma a me interessa ricordare Pantani per quello che mi e ci ha fatto vivere quando pedalava e scattava in salita. Il dato pazzesco, a mio avviso, è che ancora oggi siamo qui a rimpiangere Pantani. Perchè lui è stato unico. Si parla ancora del mitico 1998, del Galibier e della crisi di Ullrich, del duello co