Un Tour per tanti o per uno?

Al Tour 2019 mancherà il faro, Chris Froome. E mancherà anche Tom Dumoulin. Insomma, l'edizione numero 106 non  avrà al via i due corridori più forti al mondo se parliamo di corse a tappe. Mancheranno, anche se per motivi diversi (leggasi bocciatura da parte dei propri dirigenti), Cavendish, Gilbert e Bouhanni. Ma il parterre del Tour, inutile nasconderci sempre dietro a un dito, vale due volte quello del Giro d'Italia. Noi amiamo la corsa rosa, ma bisogna essere onesti e continuare a riconoscere la superiorità manifesta dei nostri cugini. Che hanno il terzo evento sportivo più importante al mondo e sono avanti anni luce come promozione, merchandising e indotti economici vari. Ricordato questo, veniamo all'aspetto tecnico. L'assenza di Chris e Tom apre scenari molto interessanti, almeno in teoria, per la vittoria finale. Dico in teoria, perchè tutti ci auguriamo che possa andare in questa direzione, ma non dimentichiamoci che la Ineos ha comunque il solito, grande squadrone. 6 uomini extra-lusso pronti a lavorare per Thomas e Bernal, che per me è il favorito numero uno. Movistar e Astana sono altrettanto ben attrezzate, ma...la prima dovrà comunque gestire il possibile dualismo Quintana-Landa e assecondare la fame di tappe di Valverde, mentre la seconda deve sperare che prosegua la stagione altisonante di Fuglsang, che finora (e ha 34 anni) ha raggiunto al massimo un settimo posto nella classifica di un grande Giro. Insomma, è da valutare anche se può essere la grande sorpresa. Poi ci sono gli altri: Pinot è più solido e forte di Bardet, che però ha già fatto secondo e terzo nella corsa di casa e ha forse l'occasione della vita. I gemelli Yates sono dei clienti scomodi e spesso applicano strategie scientifiche. Se riuscirà a superare la maledizione della nona tappa vuole provare a dare fastidio a tutti anche Richie Porte, mentre Uran si è tirato a lucido per aumentare le possibilità di un podio che a Parigi potrebbe anche parlare tutto colombiano.
Dulcis in fundo Vincenzo Nibali: dopo il Giro è quello che ha corso meno di tutti (solo 2 gare), ma era giustificato. Anche per il siciliano, gambe permettendo, la chance è piuttosto ghiotta per bissare il trionfo del 2014. I primi 9-10 giorni di corsa saranno cruciali per il siciliano per capire che ruolo potrà recitare in classifica generale.
In questo Tour ci sono pochi km a crono e tante salite: 7 montagne sopra i 2000 metri e 5 arrivi in quota. Nella storia recente un record. Aldilà di quello che in molti dicono (crono a squadre e Planche des belles filles) per me il primo vero snodo cruciale sarà il trittico 19-20-21 luglio, con la crono di Pau che anticiperà le due tappe sui Pirenei.
Nell'aria si percepisce l'idea che potremo assistere a un meraviglioso Tour de France. Speriamo che la strada confermi questa impressione...

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