Mont Ventoux: tre versanti e un fascino unico

Come sempre è stato Marco Pantani a farmi sbocciare nel cuore l'idea di affrontare, un giorno, le pednenze del Mont Ventoux. La vittoria del pirata nel 2000 su Armstrong mi aveva svelato il fascino del monte Calvo. Ma un conto è vederlo in tv, un altro coi propri occhi. La folgorazione definitiva l'ho avuta nel 2010 durante il mio viaggio di nozze in Provenza. Stavamo a Mazan e lui, il Ventoux, si stagliava là davanti con tutta la sua maestosità. Dalla pianura non ti fa pensare a una montagna alta quasi 2000 metri (cosa curiosa: lo sconfinato merchandising si divide fra chi mette la scritta 1909m e chi quella 1912m e non ho capito perchè, visto che in cima sul cartello c'è la quota 1909...mah, misteri della fede),  ma quella pietraia che contraddistingue gli ultimi 4-5km è impressionante, anche a occhio nudo dalla distanza. E poi la torretta col pennone del centro meteorologico, che si riesce a vedere da molteplici luoghi e angolazioni della Provenza. Ti rapisce, ti chiama a sè, staresti a guardarla per ore (nonostante da un punto di vista architettonico sia un ecomostro).
Sono stato altre volte in quelle zone, ma mai con la bici. Questa volta devo ringraziare mia moglie, che ha assecondato il mio sogno. 29 giugno 2019, una data che difficilmente potrò scordare. L'assalto al Gigante. Sono stato raggiunto da Giacomo, Paolo e Michele. Tre eroi. Si sono fatti 8 ore di macchina all'andata e altrettanto al ritorno per farsi il brevetto del Ventoux: i tre versanti tutti nello stesso giorno. Una cosa massacrante. Io li ho accompagnati sulle prime due ascese, quelle più dure.
Alle 6.30 abbiamo attaccato dal lato di Bedoin, quello storico e che generalmente affronta il Tour de France. Primi km soft, poi una lunga parte centrale nel bosco (circa 10km) che non molla mai. Pendenze sempre fra 8 e 12, tanti lunghi drizzoni e nessuna possibilità di godersi il panorama. Sei nel verde, su strada larga e asfalto perfetto, ma non puoi fare cambi di ritmo. Allo chalet Reynard, dopo 15km di ascesa, la storia cambia. La strada si apre e ai -5,5 km hai il primo contatto visivo con la vetta. E' probabilmente il momento più emozionante in assoluto, perchè hai la sensazione di "esserci" quasi. Inizi a prendere il telefono in mano per scattare le prime foto. Sarà l'adrenalina mischiata alla voglia di arrivare, ma quegli ultimi 5km non sono poi nemmeno così faticosi. E' tutto magico. E' tutto stupendo. Il cuore pompa di gioia. Gli ultimi mille metri (all'11 per cento medio) non si possono descrivere a pieno. Un saluto alla stele di Tom Simpson e poi l'arrivo. Ti senti parte della storia del ciclismo anche tu. Nella tua insignificanza, ma te ne senti parte.
Sono giornate torride, in cui il termometro tocca i 40 gradi nelle ore centrali. Ma la prima salita è andata via serena e senza caldo. Scendiamo a Malaucene, barretta e via ad affrontare il secondo versante. Questo fa male: sono altri 21km, con parecchi tratti scoperti e il sole inizia a farsi sentire. E' una salita strana, un po' a gradoni. Puoi respirare ogni tanto, ma hai tanti km duri con pendenze in doppia cifra e dei drittoni anche qui che ti annientano la mente prima che le gambe. La vetta non la vedi fino a 2,5km dalla conclusione quindi l'inferno è anche peggiore. Io e Giacomo facciamo veramente fatica e arriviamo su con la lingua fuori, mentre Paolo e Michele se la prendono con calma e arriveranno su un'ora e mezza più tardi (con sosta intermedia annessa).
Il Garmin segna 64km fatti (alla fine saranno 85 con la discesa) e 3000 metri di dislivello. Una mazzata. Bisognerebbe rifare a freddo Malaucene per capire davvero se sia più dura o meno di Bedoin (che in teoria non offre mai tratti per respirare).
Il terzo versante del Ventoux, quello da Sault, l'ho fatto due giorni più tardi. Sono 26km ed è il lato più semplice. I primi 5km sono immersi fra campi di lavanda: ne senti il profumo e i colori dell'alba rendono tutto molto speciale. Alle 6.26 sono in bici. Incontro due macchine e un ciclista in tutta l'ascesa. Anche questo fa. I primi 20km fino allo chalet Reynard sono facili e pedalabili e si può spesso usare il 50 (o il 52). Gli ultimi 6 sono gli stessi del lato di Bedoin, quindi più duri ma sempre molto fattibili, anche perchè se non ti trovi il Mistral contrario è tutto più agevole (in sostanza meglio il caldo del vento).
Arrivo in cima al Ventoux alle 7.58. Non c'è nessuno. Una rarità. E un grande regalo, perchè l'emozione è indescrivibile. Mi gusto quei minuti in solitaria respirando a pieni polmoni e a occhi aperti il gusto della vita. E la meraviglia della natura. E le sensazioni che solo la bici e la salita ti possono offrire.
Riassumerei così i miei tre versanti del Ventoux. Bedoin il più emozionante, Malaucene il più faticoso, Sault il più coinvolgente.
Aurevoir Geant de Provence. E' stato un piacere incontrarti e conoscerti. A presto...






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