Alaphilippe, il fuoriclasse del ciclismo

In Francia il suo soprannome è Loulou. Noi lo abbiamo ribattezzato "il moschettiere". La cosa che più importa è che Julian Alaphilippe merita di essere considerato il numero uno del ciclismo mondiale. Lo dice la classifica dell'UCI, ma soprattutto lo ha confermato la strada. Unico giudice vero e credibile. Certo, Julian non vincerà mai un grande giro, ma perchè lui ha altre caratteristiche. E' un cacciatore di tappe e di classiche. 12 vittorie nel 2018, già 11 in questo 2019. Con successi che potrebbero valere una carriera: Strade Bianche, Sanremo e Freccia Vallone (e siamo già a due). Più colpi sparsi in Argentina, Colombia, Paesi Baschi, Tirreno-Adriatico e Delfinato. Julian va forte ad ogni latitudine. E va forte sempre. Da gennaio a luglio, finora, non ha sbagliato un colpo. E' un Campione con la C maiuscola. I più sciocchi non lo amano solo perchè è francese. Follia. Alaphilippe potrebbe aver avuto qualsiasi tipo di passaporto ma la sostanza non sarebbe cambiata. Questo è un corridore fatto e finito. Regala spettacolo, attacca, ha uno scatto bruciante. E in più ha sempre il sorriso pronto e comunica attraverso i social. Ogni sport, ma specie il ciclismo in questo periodo storico, necessita di campioni. Possibilmente di fuoriclasse. Il 27enne francese, fresco di rinnovo con la Deceuninck fino al 2021, lo è. Punto. Poi può piacere o non piacere, per carità. Ma il dato oggettivo ci racconta di uno abbondantemente sopra la media. Con la sparata ai -16km della terza tappa del Tour ha fatto strabuzzare gli occhi a tanti colleghi, che nel post-tappa si sono inchinati alla sua spaventosa superiorità. Ad oggi i suoi numeri sono chiari: 29 successi in carriera (con 3 tappe al Tour) e 47 stagionali per il "wolfpack". Il pallottoliere si aggiorna di continuo.
Alaphilippe, che ha regalato ai transalpini la maglia gialla dopo 5 anni (Gallopin 2014), è manna dal cielo. E ci fa godere. La Francia (e non solo) è ai suoi piedi.

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