Metti tre compagni a Ceresole Reale

Pedalare sulle strade del Giro ha sempre un sapore speciale. Insieme a Max (alias Massimiliano Muraro) e Jack (Giacomo Pellizzari) decidiamo di partire da Cuorgnè per poi arrivare ai quasi 2300m del Lago Serrù. Sono circa 50km, quasi tutti in salita. Il Giro d'Italia ha calcato questo asfalto meno di dieci giorni fa. Tutti i paesini portano ancora la tracce di quel passaggio. Gli striscioni, le scritte e tutte le cose preparate ad hoc sono ancora lì. Immobili. Perchè in fondo c'è la voglia di trattenere quel ricordo del passaggio della corsa. 
Fino a Noasca la strada è molto soft. Il traffico, che già di lunedì è scarso di suo, si dirada ulteriormente col passaggio dei km. L'estate finalmente si fa sentire, come temperature e colori. L'ingresso nel Parco Nazionale del Gran Paradiso ti immette in un luogo etereo, in cui magnificenza naturale e silenzio si mischiano perfettamente. 
A Noasca la solfa cambia. Ci sono circa 6km per arrivare alle porte di Ceresole Reale. La pendenza, tosta, cala raramente, ma i 3km a lato della galleria sono qualcosa di estasiante e, sudore a parte, sembra di pedalare in un luogo finto. I successivi 7km servono per respirare e godersi l'ampio lago di Ceresole, prima di attaccare l'ultima parte della salita. Si viaggia regolari fra 8 e 10 per cento, con la strada che finalmente diventa di alta montagna (si va dai 1700 ai 2300 in questo tratto) e ti apre la vista ai ghiacciai, mentre i tornanti si fanno più belli e caratteristici.
Questo è il regno degli stambecchi. Ne incontriamo una decina mentre ci avviciniamo alla vetta. Il cuore pompa, le gambe girano, gli occhi sognano. La strada che arriva al Nivolet è ancora chiusa per neve. Ci si ferma a quota 2275m. Ma è sufficiente. Bisogna prendersi almeno un quarto d'ora per fare foto, godersi il panorama e ammirare, ancora una volta, la bellezza del creato.
Poi si può scendere da questo angolo di paradiso e tornare alla vita normale...



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