Le pagelle del Giro

Carapaz 10 e lode: chi vince ha sempre ragione, ovviamente. El Diablito, però, ci ha messo tanto del suo. Ha saputo sorprendere i rivali, ha approfittato dei marcamenti altrui e ha condotto con autorità. Mai una sbavatura, grazie anche a una super squadra come la Movistar (che ha fatto sua pure la classifica a squadre come due anni fa). L'ecuadoriano ha 26 anni, ma possiede già carisma, tranquillità e sangue freddo. E' il secondo sudamericano della storia a vincere il Giro dopo Quintana. E' stato il più forte. Senza discussioni. RE

Nibali 9: 11 podi in 21 grandi giri. L'unico errore di Vincenzo è stato aver sottovalutato troppo il vantaggio preso da Carapaz nella tappa di Courmayeur. Per il resto sono andati quasi sempre a braccetto. Ripensando anche alla crono di Verona dove gli ha mangiato quasi 50 secondi, bè qualche rimpianto ci può essere. Lo squalo però ci ha messo testa e cuore, ha tentato qualche affondo e ha comunque movimentato una corsa spesso troppo statica. CORIACEO

Roglic 8: primi dieci giorni da urlo, come prevedibile. Con le due crono vinte sul San Luca e a San Marino sembrava quasi avesse blindato il Giro. Ma le salite, pur non durissime, sono altra cosa. Ha guardato solo Nibali non curandosi di Carapaz. Errore capitale, pagato poi a caro prezzo. Esce però con un podio in tasca (dopo il quarto posto al Tour dell'anno scorso) e due successi personali. Il ragazzo c'è, anche se non mi da la sensazione, in assoluto, di poter vincere un grande giro. Vedremo. COMPUTER

Landa 8: confesso di essere un po' di parte, in quanto esponente del "landismo". Mikel è il co-capitano più forte al mondo. In salita è stato probabilmente il più forte. Ha corso in maniera leale e cruciale per Carapaz. Lo ha scortato, spesso scoraggiando i nemici. Avrebbe meritato il podio, sfumato a Verona per 8 secondi. Le crono sono il suo atavico tallone d'Achille, che probabilmente gli impediranno per sempre di vincere un grande giro. Però quando cambia passo in salita è uno spettacolo per gli occhi. E in una gara avara di spunti tecnici, lode a vita a Michelino. BRACCIO DESTRO

Yates 3: l'anno scorso mi ha fatto innamorare. Speravo che Simon mettesse il sigillo almeno in un paio di tappe. Invece...tanti proclami e zero raccolto. Peccato. Era uno di quelli che avrebbero potuto far sussultare la corsa, ma la condizione non è mai arrivata. FANTASMA

Lopez 4: il pittore, qui in versione imbianchino, qualche scatto almeno lo ha provato, anche se non sempre in maniera lucida, convinta e comprensibile. E' stato anche il paperino del Giro, perchè gliene sono successe di tutti i colori. Tutto questo però non giustifica una resa ampiamente sotto le aspettative, che nemmeno la seconda maglia bianca consecutiva può mitigare. ENIGMATICO

Ciccone 9: avrà pure qualche limite caratteriale da smussare, ma per fortuna che c'è stato Giulio. Ha vinto a mani basse la maglia azzurra di miglior scalatore, portando a casa la tappa col Mortirolo e facendo terzo in quella dolomitica. Spavaldo, sempre all'attacco, mai sazio. L'anno prossimo Nibali gli darà qualche consiglio in più quando lo avrà come compagno alla Trek-Segafredo, nella speranza che possa puntare al podio (o alla vittoria) di un grande giro. ELETTRIZZANTE

Masnada 9: una tappa vinta, a cui aggiungere le due classifiche dei traguardi volanti e della combattività. Bottino niente male per l'anguilla di Brembilla, punta di diamante dell'Androni. Anche lui spesso in fuga, con un serbatoio di energie quasi inesauribili. Ormai scontato il suo passaggio in una squadra world tour nel 2020, Fausto ha dato lustro ai colori italiani. INFATICABILE

Ackermann 9: uno degli splendidi personaggi di questo Giro. Era al debutto sulle tre settimane. Ha vinto due volate e portato a casa una splendida maglia ciclamino. Il suo entusiasmo e il suo sorriso sono stati contagiosi e mi hanno riempito il cuore. THE SMILE


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