Randagi per un giorno

106km e 2800m di dislivello. Questi i numeri finali di un giovedì qualunque passato a pedalare. Ma dei numeri, oggettivamente, chissenefrega. Riavvolgiamo il nastro. "Simo non ti preoccupare guardo io il giro da fare, tu passa solo a prendermi alle 7.45" così avevo detto al mio amico Simone (proprietario di un'eccellente enoteca in via Lomellina a Milano, Diapason, se vi interessa) ieri mattina. In realtà avevo deciso solo il punto di partenza: Gavi, una manciata di km da Serravalle Scrivia, città celebre per il suo outlet. Per il resto l'unica regola era...andiamo dove ci porta il cuore (e la strada). Previsioni: sole spaccato. Meteo a Gavi alle 8.50: nuvoloni neri, 10 gradi e qualche timida goccia di pioggia. No dai, non può essere. O sono svalvolati quelli che fanno le previsioni, o siamo davvero sfigati. Ci riscaldiamo facendo la salita, estremamente pedalabile, che porta al Passo della Bocchetta, quota 772m sul livello del mare. Una strada meravigliosa, fra un verde intenso e timidi squarci di sole che pian piano si aprono, dando ragione ai metereologi. Dal passo scorgo la struttura del santuario di Nostra Signora della Guardia, che svetta sopra Genova e al quale era arrivata una tappa del Giro d'Italia 2007 che avevo seguito da inviato. Il richiamo è stato troppo forte. Un caffè a Campomorone e poi su per le rampe, dure soprattutto negli ultimi 2km, che portano al santuario. Foto di rito, una preghiera di ringraziamento e poi giù in discesa, pronti per affrontare la Bocchetta (versante nobile) al contrario. Al bivio prima della salita ci fermiamo al ristorante Il Girasole per mangiare un piatto di pasta (scegliendo curiosamente maccheroni alla matriciana con una Moretti da smezzare) e nel tavolo al nostro fianco cominciamo a chiacchierare con un ex ciclista che ci propone una strada alternativa per il ritorno. Un angelo di Dio mi verrebbe da pensare. Saliamo verso i prati di Praglia su una strada dura ma stupenda, che dall'alto ci regala un panorama strepitoso, capace di mischiare mare e montagna fra tonalità da sogno. Scolliniamo e arriva il regalo più bello. Una ventina di km all'interno del parco naturale delle capanne di Marcarolo. Una strada in costa fra paesaggi che andrebbero visti perchè si fa fatica a descriverli a parole. Rocce rosse, canyon, cascatelle. Io e Simone ci sentiamo dei privilegiati. Emozioni genuine, quasi inaspettate. Vorremmo non finisse mai. Assaporiamo ogni singolo km di salita e discesa, provando a trattenere nell'animo le tante istantanee che abbiamo visto passare davanti ai nostri occhi in questa giornata. Interpretata all'avventura. Con la voglia di scoprire e di stupirsi. Come devono saper fare due buoni compagni di viaggio. Non importa quanto e come si va in salita o in pianura. Ciò che conta è sapersi emozionare per le stesse cose...








Commenti

Post popolari in questo blog

Metti una sera a Santa Croce

Roglic: "I corridori non amano i media". Poveri noi...

Pantani, Marco, il Pirata...