Giro 102...i magnifici 7 (diventati 6)

Ci siamo. Quasi. Sabato scatta da Bologna il Giro d'Italia numero 102. La corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo. Del percorso ne parlerò strada facendo, ma la prima cosa da fare è concentrarsi sui grandi favoriti per il successo finale. Sembrava già la sceneggiatura di un film, coi magnifici 7 pronti a incendiare la corsa. Poi Bernal ha pensato bene (si scherza ovviamente) di spaccarsi la clavicola scivolando in allenamento ad Andorra in una rotonda, lasciandoci così orfani di un sicuro protagonista. Per le mani, dunque, abbiamo sei indiziati principali. 

Tom Dumoulin: non ha corso molto fino ad ora (sesto al UAE Tour, quarto alla Tirreno, undicesimo alla Sanremo), ma viene da un 2018 in cui ha collezionato due secondi posti a Giro e Tour. Sa come si vince, sa reggere su tutti i terreni e i tanti km a crono, anche se duri, potrebbero favorirlo. Ha detto di essere ancora un paio di kg sopra il peso che vorrebbe, ma non teme nessuno. Tutti dovranno fare i conti col Conte.

Simon Yates: ha un conto aperto col Giro, dopo averlo dominato per due terzi lo scorso anno. Alla Vuelta, vinta, ha dimostrato di aver imparato in fretta come bisogna dosare sforzi ed energie nel corso delle tre settimane. Quest'anno ha vinto una tappa alla Ruta del Sol e una alla Parigi-Nizza, poi al Catalunya ha cercato di aiutare il gemello Adam. E' uno scienziato, ma anche un principe. Occhio.

Primoz Roglic: spaventoso. Arriva da grande favorito dopo una primavera impressionante. Ha partecipato a sole tre corse, ma le ha vinte tutte e tre (UAE Tour, Tirreno-Adriatico, Romandia), condendole con 4 successi di tappa. Ha carattere, brillantezza, spavalderia e un atteggiamento cannibale. Sarà solo il suo quarto grande giro della carriera, ma è chiamato a dare continuità al quarto posto dello scorso Tour. Le grandi montagne saranno il suo tallone d'Achille? Difficile dirlo, ma sicuramente avrà una partenza lanciata.

Vincenzo Nibali: è il nostro faro, tanto per cambiare. Va a caccia del terzo sigillo nella corsa rosa. I segnali che ha spedito al Tour of the Alps e, tutto sommato, anche alla Liegi, sono piuttosto incoraggianti. Lo squalo corre in modo più maturo e anche più sfrontato. A crono dovrebbe pagare qualcosa, ma sulle montagne sa come si fa a vincere. E anche come si possono ribaltare situazioni quasi impossibili. Ci farà divertire.

Mikel Landa: l'eterno incompiuto. Tante aspettative, tante possibilità, ma in fin dei conti risultati non all'altezza. Ha fatto 11 grandi giri, finendo sul podio solo una volta (terzo al Giro 2015). Sa attaccare e sa anche emozionare, ma finora è stato troppo fragile psicologicamente quando gli si chiedeva di fare il capitano. Sarà orfano di Valverde e se la dovrà cavare da solo. Perderà a crono e dovrà inventarsi qualcosa in salita. E' al momento della verità.

Miguel Angel Lopez: in casa Astana, e non solo, scommettono che questo sarà l'anno buono per il Pittore. Il 2018 gli ha lasciato in eredità due terzi posti a Giro e Vuelta, roba non da tutti. In salita potrebbe anche essere il più forte. Dovrà osare qualcosa in più rispetto al passato e limitare i danni a crono. I tapponi di montagna fra Alpi e Dolomiti potrebbero esaltarlo.

A questi magnifici sei, che in teoria sono quelli che hanno più chance da podio o da vittoria finale, vanno aggiunti quei corridori che potrebbero movimentare la questione, perchè attaccanti di natura o perchè a caccia di un posto nobile nella top 10. In questa lista vanno citati Formolo, Zakarin, Majka, Mollema, Carapaz, Jungels, Chaves, Ciccone e Sivakov.

Il countdown è iniziato e nell'aria si respira già grande elettricità. Primo appuntamento sabato ore 16.40 su Eurosport 1.

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