Post

Giro 103, vittoria di tutti

Immagine
Non è stato facile, ma il Giro d'Italia ce l'ha fatta. Più forte di gufi, covid, polemiche, addii inspiegabili e affrettati e più forte del maltempo. Da Monreale a Milano sono state tre settimane intrise di colpi di scena, compreso il gran finale in piazza del Duomo. Doveva essere il Giro di Thomas e Nibali, di Pozzovivo e Fuglsang, di Yates e Kruijswik, di Majka e di Kelderman. Quest'ultimo è l'unico della truppa che, almeno, è arrivato sul podio (il primo in carriera in un grande giro), pur avendo buttato via un'enorme opportunità. Alla fine è stato il Giro di nuovi giovani, gli ennesimi di questa nuova ondata internazionale (benedetto ciclismo!). Ci siamo commossi ed emozionati vedendo "Goganga" vincitore, ma anche ammirando le doti e la fraschezza di Hindley e la capacità di combattere di Almeida. Nell'ordine, questi tre, all'anagrafe recitano 25, 24 e 22 anni. Sommiamoli a Bernal, Pogacar, Evenepoel (ah già, in teoria sarebbe dovuto essere anc

Kobe, il mio idolo col sorriso

Immagine
Maldive. Viaggio di nozze. 17 giugno 2010. Il regalo di Kobe Bryant per il mio matrimonio. Gara-7 delle Finals Nba contro i Boston Celtics. Vittoria allo Staples e titolo. Il quinto e ultimo nella carriera del Mamba. Non poteva che arrivare alla settima partita e contro i rivali più odiati di sempre. Ricordo la tensione e poi la gioia mentre guardavo la partita in camera da letto. Fantastico. Scelgo questa come cartolina di ricordo di Kobe. Io ho vissuto in pieno la generazione Bryant . Sono diventato tifoso dei Lakers grazie a Magic, ma è stato Kobe che mi ha fatto diventare il sangue gialloviola. Avevo quasi 19 anni quando arrivò il primo dei tre titoli consecutivi (2000-2002). Nel pieno della mia adolescenza. Quando tutte le emozioni sono in tempesta. Quando lo sport ti totalizza e ti coinvolge. Se ti fai coinvolgere. A ridosso dei vent'anni ho avuto la fortuna di vivere il periodo d'oro di Marco Pantani, Kobe Bryant e Alex Del Piero. Potevo chiedere di meglio? Ma Kobe

Roglic: "I corridori non amano i media". Poveri noi...

Immagine
Questa mattina mi sono imbattuto in questa frase di Roglic rilasciata a Ciclo21: "Onestamente i corridori vogliono avere il minimo contatto possibile con la stampa e i media". Ve lo dico sinceramente: questa è una cosa che mi fa incazzare di brutto. Ma non vale solo per Roglic e per il ciclismo. Vale per tutti gli sportivi di alto livello. L'errore di base che tutti fanno (ivi comprese le società sportive), e onestamente non capisco come non se ne rendano conto, è che senza la cassa di risonanza di tv, giornali, riviste e oggi web gli sportivi non sarebbero nessuno. Immaginate, nel mondo globale e digitalizzato in cui viviamo, un Giro d'Italia o un Tour de France senza immagini tv o senza giornali o siti che ne diano notizia. E idem per altre gare dello stesso livello. Spiegatemi come potrebbero diventare dei personaggi Bernal, Sagan, Froome, Evenepoel e tutti gli altri. Non a caso, poi, gli sponsor del ciclismo investono in questo sport proprio perchè hanno una vi

Metti una sera a Santa Croce

Immagine
Io e Magro siamo stati protagonisti di un "esperimento". Così almeno ha voluto definirlo il nostro Daniel Guidi, brioso e simpatico conduttore della serata al Teatro Verdi di Santa Croce (un vero gioiellino). In occasione del 75esimo compleanno dell'Unione Ciclistica Santa Croce il pretesto era la presentazione del nostro libro, ma in realtà il tutto si è trasformato in una splendida serata di ciclismo, con ricordi, personaggi e divertimento. Insieme a Riccardo ci siamo trovati a parlare con Paolo Bettini (che ci ha regalato una chicca rivivendo il Mondiale di Madrid), Francesco Casagrande, Massimiliano Mori, il mitico Franco Vita (factotum della nazionale per diverse decadi) e una donna da record come Edit Pucinskaite, l'unica capace di vincere Giro, Tour e Mondiale a livello femminile. Insomma, un mix di emozioni e risate a cui ha partecipato con gioia tutto il teatro. Sul palco sono saliti anche i ragazzini della società, che ovviamente non sapevano nemmeno chi

Pantani, Marco, il Pirata...

Immagine
Accerchiato da giornali, radio e siti internet che in questi giorni ci hanno ricordato come Marco Pantani oggi, 13 gennaio 2020, avrebbe potuto compiere 50 anni, alla fine ho ceduto pure io nello scrivere due righe sul Panta. Onestamente, pur provando un amore viscerale nei confronti del pirata , negli ultimi anni mi ha dato parecchio fastidio tutta questa ossessione sulla ricerca della verità in quel fatidico 14 febbraio. Capisco Tonina e Paolo, meno chi ci marcia e ci ricama attorno. Lasciamo in pace l'anima di Marco. Ci cambierebbe davvero la vita sapere se si è ucciso o se l'hanno ucciso? Pure io nutro dei dubbi e propendo più per la seconda ipotesi che per la prima, ma a me interessa ricordare Pantani per quello che mi e ci ha fatto vivere quando pedalava e scattava in salita. Il dato pazzesco, a mio avviso, è che ancora oggi siamo qui a rimpiangere Pantani. Perchè lui è stato unico. Si parla ancora del mitico 1998, del Galibier e della crisi di Ullrich, del duello co

Giro 2020: terza settimana da urlo

Immagine
La prima volta di Peter Sagan , il ritorno della Sicilia con l'Etna, e poi salite mitiche come Bondone, Stelvio, Agnello e Izoard. Il Giro d'Italia del 2020, che partirà dall'Ungheria con una crono individuale di 9,5km a Budapest (finale leggermente all'insù), si preannuncia interessante ma, come percorso, meno duro di altre edizioni. Nelle prime nove tappe (voto 5 ), tolte la crono iniziale e l'arrivo sull'Etna (dove dovrebbero essere solo gli ultimi 2-3km a fare la differenza), di occasioni per segnare la classifica ce ne sono poche. Fra tappe per velocisti e attaccanti, i big saranno quasi dei comprimari.  La seconda settimana (voto 6,5) non va tanto meglio: si omaggerà la Granfondo Novecolli alla 12esima (bella idea, difficile però vedere in azione i calibri da novanta), ma gli snodi fondamentali saranno la crono del Prosecco (oltre 33km, forse decisivi) e l'arrivo in salita a Piancavallo (omaggio a Pantani) a concludere appunto la seconda parte.

Un Lombardia scoppiettante

Immagine
Le ultime gare della stagione sono state belle, appassionanti, vive. Giocate a viso aperto. Con i grandi campioni protagonisti e in grado di emozionare. Da Roglic a Valverde, da Woods a Bernal, passando per Gaudu, Fuglsang e ovviamente Bauke Mollema. Nel giro di due settimane la Trek-Segafredo si è portata a casa il Mondiale con Pedersen e il Lombardia con "cuore spavaldo" Mollema. Mica male, dopo mesi di stenti (salvo l'ottimo Ciccone). Archiviata la quinta Monumento, con Bauke che si aggiunge ai nomi di Alaphilippe (Sanremo), Bettiol (Fiandre), Gilbert (Roubaix) e Fuglsang (Liegi), il 2019 del grande ciclismo può dirsi (quasi) concluso. La classica delle foglie morte, dedicata a Gimondi che la vinse nel 1966 e nel 1973 da campione del mondo, non ha tradito le attese. I fuochi d'artificio sono cominciati a quasi 60km dalla conclusione. Prima Masnada si è fregiato del primato sul Ghisallo, poi sono arrivate in serie le stoccate di Ciccone e Majka e quindi le svernici